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Il Sud torna al centro dell’agenda politica      
  27 luglio 2009
 

Mentre il presidente del Consiglio promette massimo impegno per rilanciare il Mezzogiorno da più parti piovono critiche all’azione di Governo



ROMA. La settimana scorsa al gruppo del Pdl alla Camera c’è chi ha fatto notare come proprio in Sicilia iniziò l’implosione della Dc. Silvio Berlusconi così, conscio che proprio sull’isola ci fu il primo, forte insediamento azzurro, ha deciso di non spegnere sul nascere i focolai, ma di cercare di gestire la contrapposizione politica. Ma il Cavaliere ora si trova di fronte un tema che in questi giorni sta corrodendo l’unità dell’esecutivo e per questo ai suoi ha spiegato di non condividere affatto l’allarmismo. Basta rivendicazioni e tensioni, occorre tempo e pazienza, è il “consiglio” che ha fornito in privato a chi sta duellando sulla pelle del Meridione. Poi, il giorno stesso dell’ennesima puntura di spilla del governatore Lombardo e dell’intervista di Gianfranco Miccichè al “Sole 24ore” in cui si paventa la minaccia di abbandonare la maggioranza, il premier ha preso carta e penna. Questo governo ha già fatto molto per il sud, è “l’incipit”, ora ci sarà lo sblocco dei fondi Fas e un piano innovativo. Ma è la “chiusa” della nota del presidente del Consiglio a far capire il suo stato d’animo. “Le preoccupazioni espresse da alcuni parlamentari troveranno presto una risposta concreta ed adeguata. Non mi preoccupano - aggiunge poi Berlusconi - le uscite e i comportamenti che sono con evidenza riconducibili a recriminazioni e a richieste di potere di tipo personale e che si è invano cercato di coprire come fossero attenzioni verso il destino del Mezzogiorno”. “Il Pdl e il governo hanno tradito tutti li impegni che avevano preso nei confronti delle persone che vivono nel Mezzogiorno”. Lo ha detto PD Dario Franceschini, a Udine, a margine di un incontro con l’europarlamentare Debora Serracchiani, candidata alla segreteria regionale del Pd. “In questo anno di governo ogni cosa è stata finanziata togliendo risorse al Mezzogiorno, tagliando risorse ai Fondi Fas. Adesso non è accettabile che un’altra volta si raccontino cose nelle televisioni e sui giornali che coprono la verità e cioè - ha concluso il segretario Pd - che il Pdl e il governo hanno tradito tutti gli impegni presi nei confronti delle persone che vivono nel Mezzogiorno”. “È sconcertante che ministri e altri esponenti del governo oggi scoprano che esiste una questione meridionale e che ci abbiano sbeffeggiato quando noi abbiamo denunciato, nel corso della campagna elettorale, queste situazioni di disagio”. Parla il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, nel suo intervento all’assemblea nazionale del partito, in corso a Roma. “Abbiamo da sempre denunciato - sottolinea Cesa - l’esproprio che veniva fatto dal governo ai danni del Sud. Siamo stati l’unico partito che si è occupato seriamente in parlamento di Mezzogiorno”. La vicenda del Mezzogiorno “dimostra lo stato confusionale della maggioranza”. Il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, attacca il governo e il premier: “Berlusconi - afferma in un’intervista a Repubblica, in riferimento al piano per il Sud - è impareggiabile sul piano degli annunci. Il problema è che, di solito, restano solo chiacchiere, fuochi d’artificio che si spengono da soli. Staremo a vedere”. L’ex presidente della Camera critica anche la posizione di Umberto Bossi sull’Afghanistan: “Ma pensiamo davvero che sia serio un ministro, Umberto Bossi, che dice “tutti a casa”? Così si umiliano soltanto i sacrifici di tanti nostri militari, che stanno affrontando una difficile situazione sul terreno”. Secondo Casini “è molto triste questa idea di trasformare la politica italiana in uno spezzatino corporativo, dove a una Lega Nord si contrappone magari una Forza Sud”. “Se altri seguissero l’esempio della Lega questo potrebbe essere pernicioso per l’unità nazionale”, avverte Casini, che aggiunge: “Mai come oggi ci sarebbe bisogno di un Partito della Nazione, perchè non si può pensare di agitare una parte del paese contro l’altra”. Per Casini “è sotto gli occhi di tutti la fortissima perdita di credibilità a livello internazionale del nostro paese”. Infine, in merito alle alleanze alle elezioni regionali, Casini afferma che il modello da replicare è quello di Trento con Dellai, oppure quello di Brindisi. Quanto alla Campania “se non si cambia ritmo nulla è scontato”.

 
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