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Reimpiegavano i capitali della cosca Muto      
  4 agosto 2009
 

Operazione di Carabinieri e Guardia di Finanza nel Cosentino. Dodici in manette, numerosi i sequestri effettuati



COSENZA. Reimpiegavano in usura i capitali della cosca Muto di Cetraro le persone coinvolte nell’operazione “Cartesio”, eseguita ieri dai Carabinieri della Compagnia di Scalea e dalla Guardia di Finanza, che ha portato agli arresti diversi imprenditori dell’alto Tirreno cosentino Tra le 12 persone destinatarie di ordinanza di custodia cautelare, ci sono Giuseppe Nigro, 49 anni, detto Pino, di Belvedere Marittimo, e la moglie Franca Coccia, 49 anni, romana. Inoltre i tre fratelli di Cetraro Agostino, Dino e Gigliola Iacovo, di 31, 40 e 36 anni, già implicati nella recente operazione Coffee Break della Guardia di Finanza, Settimio Rosario Rugiero, 49 anni, detto Professore, e Agostino Briguori, 41 anni, tutti accusati di usura, aggravata dalla finalità di agevolare la cosca Muto e dal metodo mafioso, e di estorsione, aggravata dalla mafiosità. Giuseppe Nigro, legato alla cosca Muto, risultava anche già coinvolto nell’ambito del processo Azimut per il quale è stato condannato, in primo grado, per usura aggravata dalla mafiosità e poi assolto in appello. Nigro, secondo l’accusa, ha approfittato della propria società immobiliare per conoscere le difficoltà economiche di più imprenditori, a cui ha offerto finanziamenti a tassi oscillanti fra il 10 ed il 20% al mese. L’indagine ha dimostrato che, nell’ultimo quinquennio, i fratelli Iacovo gli si sono affiancati quali capo zona, per conto della cosca Muto, a Belvedere e nei comuni vicini. Questi si sono infiltrati, attraverso la propria impresa di distribuzione di mobili, nell’economia dell’alto tirreno, garantendo linee di credito a tassi assai esosi. Gli Iacovo sono riusciti ad acquisire il controllo di una serie di imprese del settore turistico, sottraendole agli originari imprenditori finiti sotto usura e quindi costretti a svendere le proprie attività per compensare i debiti. Settimio Rosario Rugiero è invece un insegnante che, di fatto, gestisce un distributore di carburante, a Bonifati, e che, per anni, ha reimpiegato in usura capitali provenienti da ‘ndranghetisti legati al gruppo Muto e da imprenditori che avevano deciso di investire in rapporti usurari. È il caso di Pasquale Imbelloni, detto Lillino, 59 anni, di Santa Maria del Cedro, di Umberto Cairo, 48 anni, di Sangineto, e di Francesco Amato, detto Franco, 55 anni, di Corigliano Calabro ma residente a Scalea, anche questi colpiti da provvedimenti di custodia cautelare. Amato, ufficiale giudiziario, ha garantito a Rugiero informazioni sensibili sulla solvibilità delle persone offese. Gli usurai potevano contare anche sul favoreggiamento di Giuseppe Grossi, 57 anni, di Paola, direttore di un istituto di credito, che ha fornito loro informazioni relative agli accertamenti economici eseguiti dalle forze di polizia. La gestione dei mutui è stata invece controllata dalla cosca Muto ed in particolare da Antonio Pignataro, detto Tonino Cicchitella, 46 anni, di Cetraro. Fra le prerogative di quest’indagine c’è l’inedita collusione di usurai della cosca Muto con personaggi di spicco della cosca Abbruzzese. Infatti il G.I.P. distrettuale ha disposto la cattura di Francesco Abbruzzese, detto Dentuzzo, 39 anni, di Cassano Ionio, capo incontrastato dell’omonima cosca, che ha concluso rapporti di mutuo, contratti a tasso usurario, con diversi imprenditori dell’alto tirreno cosentino, anche per il tramite di Rugiero e dei fratelli Iacovo. Il volume di affari accertato è enorme, per come dimostrano le cifre dei finanziamenti che superano, per ciascuna delle persone offese, il milione di euro. In particolare, uno degli imprenditori strozzati, titolare di un’impresa leader nel settore termoidraulico, con commesse in tutto il territorio nazionale, ha raggiunto, in meno di due anni, un’esposizione debitoria superiore ai tre milioni di euro. Di estremo rilievo sono poi le indagini economico-patrimoniali disposte dalla Procura, che hanno consentito di ricostruire notevolissimi complessi patrimoniali costituiti, prevalentemente, da beni immobili, attività commerciali e quote societarie, detenuti sia direttamente sia attraverso prestanome, il cui valore è risultato sproporzionato rispetto alle capacità economico-reddituali dei rispettivi titolari. Uno degli aspetti di maggiore interesse investigativo emersi dalle indagini patrimoniali riguarda l’individuazione delle varie attività incrociate dei fratelli Iacovo, che hanno costituito una sorta di holding familiare dotata di una cassa comune per finanziare l’attività usuraria. Molte delle loro attività, è stato dimostrato, sono poi intestate a prestanome. I conseguenti provvedimenti di sequestro preventivo colpiscono numerosissimi beni immobili, quote societarie, attività commerciali e conti correnti bancari, per un valore stimato in circa 70 milioni di euro. In particolare riguardano un albergo di lusso, un centro commerciale, un’impresa di onoranze funebri, una società di ristorazione con punti vendita in tutta la provincia di Cosenza, un lido con annesso ristorante, a Belvedere Marittimo, e anche un ristorante a Rimini. Le indagini sono state svolte dai Carabinieri della Compagnia di Scalea e del Comando Provinciale di Cosenza e, per quanto attiene le investigazioni patrimoniali, dai finanzieri del Gico di Catanzaro e dello Scico di Roma. Il dettaglio dei sequestri effettuati oggi nel corso dell’operazione “Cartesio”, eseguita da Carabinieri e Guardia di Finanza, che hanno arrestato per usura 12 persone nel comprensorio tirrenico cosentino, mostra che sono 23 le aziende sequestrate, tra imprese individuali e società. Sequestrati anche 36 immobili e locali commerciali, 31 immobili residenziali, tra cui appartamenti e ville, 6 terreni, numerose quote societarie e centinaia di conti correnti e altri rapporti bancari. Complessivamente, gli accertamenti patrimoniali hanno interessato 45 persone fisiche e 27 persone giuridiche. Tra le eccellenze, sequestrato il Nettuno Palace Hotel di Belvedere Marittimo, il centro commerciale San Daniele di Belvedere Marittimo, tre ristoranti della catena Primo Piatto, a Cosenza, Rende e Castrovillari, il ristorante la Torre a Bonifati, il Ristorante degli Artisti a Rimini e l’agenzia funebre San Daniele di Belvedere Marittimo.

 
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