Cgil: “Strumenti inutilizzati al Policlinico di Catanzaro”

CATANZARO. “Mentre torna a montare la polemica sulle scuole di specializzazione con riferimento a quella di Cardiochirurgia, altre vicende si innestano nel complesso meccanismo che sta facendo naufragare la sanità regionale. Il palcoscenico è sempre il medesimo: la struttura che ospita il Policlinico Universitario di Catanzaro. Non è difficile comprendere come, anche nella struttura d’eccellenza della sanità calabrese, acquistare nuove strumentazioni diventa un problema irresolubile per il piano di rientro dal debito; la conseguenza è la reiterata interruzione del servizio fondato sulla strumentazione obsoleta, acquistata ben oltre un decennio prima, che varia in base alla gravità del guasto”. Questo quanto dichiarano Bruno Talarico (FP CGIL Catanzaro/Lamezia) e Ivan Potente (FP CGIL Medici Catanzaro/Lamezia). “A scopo puramente esemplificativo – spiegano – si riporta il caso della Risonanza Magnetica, indispensabile strumento diagnostico, che da mesi è in riparazione; il conseguente grave disagio all’utenza si sta protraendo in maniera inaccettabile. Fin qui ciò che è avvenuto, in assenza di fondi per acquistarne una nuova, non desta meraviglia. Ciò che la Direzione Sanitaria ha pensato per risolvere il problema è degno di una sopraffine struttura intellettiva. In sostanza l’idea è la seguente: si trasferisce il paziente in altra sede facendogli affrontare disagi non indifferenti e privando temporaneamente il Policlinico del personale che assisterà il paziente durante il trasferimento e l’effettuazione della procedura; orientativamente si tratta di un disagio che tra andata e ritorno e procedura impegnerà il personale svariate ore e chissà per quante volte ogni settimana. E fin qui, ancora una volta non ci si deve meravigliare. La storia però va oltre, e sottolinea senza meno, che la mente sopraffine da tal parto è certamente tale. Il paziente ritorna al Policlinico dopo la procedura, senza l’esito dell’esame, ma con un CD della procedura. Ricapitolando: il paziente viene trasferito dal Policlinico Universitario all’Ospedale Regionale, ivi sarà sottoposto alla procedura, indi tornerà con un CD che sarà esaminato da un radiologo diverso da quello che ha diretto la procedura. A questo punto, onde evitare confusione tra professionisti, è meglio brevemente chiarire: il tecnico radiologo svolge un’attività diversa, sebbene integrativa, dal radiologo clinico. Forse ci si è dimenticati che la procedura deve essere diversificata secondo obiettivo e quesito clinico e non può prescindere dalla valutazione clinica del radiologo. Forse non è chiaro che il radiologo clinico che stabilisce tempi e contrasto per la procedura interpreta e referta come conclusione di una procedura da lui applicata sin dall’accurata anamnesi”. “Ci sembra di dover sottolineare – proseguono i due sindacalisti – che vi è una completa discrepanza tra quanto deciso dalla Direzione e quanto è previsto dalle buone regole della pratica medica. Si aggiunga, che esiste ancor più un problema di responsabilità; in caso di presunto errore di refertazione la responsabilità sarà di un radiologo appartenente ad una struttura diversa da quella dove la procedura è stata eseguita, e fin qui abbiamo chiarito che anche la fantasia a un certo punto deve avere dei limiti; ma non basta. Nella medesima struttura che ospita il policlinico, è degno coinquilino il Dipartimento di Neuroscienze; pochi sanno, anche se noi lo si è detto più volte e l’occasione è ghiotta per pubblicizzare, che in tale struttura è presente una Risonanza Magnetica 3 tesla della quale pochi esemplari esistono in Italia. Siete rimasti basiti? È proprio così. Siamo i primi ad esser sconvolti dal fatto che la genialità della soluzione trovata non abbia tenuto conto della coesistenza in sede di una moderna e potente apparecchiatura per Risonanza Magnetica. Certamente ci saranno dei motivi ostativi al suo impiego, ma saremmo curiosi di capire perché creare disagi all’utenza e agli operatori sanitari, perché mancare di rispetto ai professionisti radiologi, perché sancire la negazione di una professione, quella del radiologo clinico, quando a 50 metri coperti c’è una RM di livello superiore? Ciò che stupisce è che, in maniera più tacita, di esempi analoghi si ritrovano nella stessa realtà archeologica in tempi relativamente recenti”. “Per l’elastometria epatica – si legge ancora – ha mantenuto l’esclusiva calabra l’Ospedale di Lamezia ma, addirittura prima di esso, ad acquistare il Fibroscan, strumento per la procedura, fu proprio l’Università di Catanzaro. Mai utilizzato per l’utenza. E non finisce qui! Gli utenti sono obbligati ad effettuare un esame denominato DEXA per quantizzare l’osteoporosi, presso una delle numerose e virtuose cliniche private, ovviamente pagando la procedura. Ebbene, l’Università ha acquistato lo strumento agli albori del suo utilizzo. Crediamo che sia giunto il momento di spiegare perché strumentari acquistati con denaro pubblico non siano poi utilizzati per l’utenza ma gestiti in maniera alternativa e, pertanto, quanto meno discutibile e non condivisibile. Come dite? Questione scuola di Cardiochirurgia? Certo che non ci tiriamo indietro. Anche qui restiamo basiti e perplessi ancor più dei tanti che si sono uniti recentemente ad una denuncia partita da questa sigla sindacale. Lo siamo maggiormente dopo aver letto le parole dello stimato Prof. Mastroroberto. Caro Professore sappiamo bene che la scuola di Cardiochirurgia risulta “provvisoriamente” ancora accreditata, ma le chiediamo che senso avesse la sua nota stampa visto che, se sempre alla medesima scuola, non vengono assegnati posti un motivo ci sarà o al Ministero sono tutti brutti, cattivi, e calabropatici.? E ancora cosa voleva significare quando si è premurato di magnificare il lavoro svolto dai Rettori passati e presenti? Gli stessi non erano forse in grado di difendersi motu proprio? E tal magnificenze in che numeri e dati si sono tradotti per l’Università Magna Graecia? Tutti, professori ordinari e non, sono invitati a riflettere”.