Cirillo: “Il naufragio di Cutro è una ferita che resta aperta nella coscienza collettiva”
“A tre anni dalla tragedia di Cutro il nostro dovere non è soltanto ricordare. È assumere fino in fondo la responsabilità morale e istituzionale di fare memoria, perché solo una memoria viva può generare scelte più giuste, più umane, più consapevoli”. Lo afferma in una nota il presidente del Consiglio regionale della Calabria Salvatore Cirillo.
“Quello che è accaduto a Steccato di Cutro tre anni fa è una ferita che resta aperta nella coscienza collettiva. È il volto di donne, uomini e bambini che hanno perso la vita cercando futuro. A loro va il nostro pensiero, alle loro famiglie il nostro rispetto. Ricordare significa non voltarsi dall’altra parte. Non basta commemorare. Come istituzioni abbiamo il dovere di custodire quella tragedia come monito permanente, affinché simili drammi non si ripetano”, sottolinea.
“La Calabria è terra di partenze e di approdi. Conosciamo il significato del viaggio, della speranza e della paura del mare. Per questo Cutro ci riguarda nel profondo. È una pagina della nostra storia che ci obbliga a essere migliori. Tre anni dopo – conclude Cirillo – riaffermiamo un principio semplice e non negoziabile: la vita umana viene prima di tutto. Nel silenzio del ricordo rinnoviamo il nostro impegno a difendere la dignità di ogni persona”.
“Quello che è accaduto a Steccato di Cutro tre anni fa è una ferita che resta aperta nella coscienza collettiva. È il volto di donne, uomini e bambini che hanno perso la vita cercando futuro. A loro va il nostro pensiero, alle loro famiglie il nostro rispetto. Ricordare significa non voltarsi dall’altra parte. Non basta commemorare. Come istituzioni abbiamo il dovere di custodire quella tragedia come monito permanente, affinché simili drammi non si ripetano”, sottolinea.
“La Calabria è terra di partenze e di approdi. Conosciamo il significato del viaggio, della speranza e della paura del mare. Per questo Cutro ci riguarda nel profondo. È una pagina della nostra storia che ci obbliga a essere migliori. Tre anni dopo – conclude Cirillo – riaffermiamo un principio semplice e non negoziabile: la vita umana viene prima di tutto. Nel silenzio del ricordo rinnoviamo il nostro impegno a difendere la dignità di ogni persona”.

