Dibattito in Consiglio regionale sul caporalato: “Serve maggiore impegno nel contrasto”

Dibattito in Consiglio regionale sul caporalato: “Serve maggiore impegno nel contrasto”
E’ stato il consigliere Ferdinando Laghi (Tridico Presidente), ad aprire il dibattito del Consiglio regionale dedicato alla strage di Amendolara. In tutti gli interventi è emersa, comunque, la necessità di un maggiore impegno al contrasto al fenomeno del caporalato in agricoltura.
Laghi ha denunciato la mancanza di investimenti che caratterizza gli Ispettorati del lavoro e gli stipendi poco appetibili per chi è chiamato a svolgere questo ruolo, mentre è sempre più urgente intercettare i fenomeni di vera macro illegalità nel comparto e integrare le banche dati di diversi Enti “che oggi – ha detto – non sono integrate tra loro”.
Ernesto Alecci ha raccontato del disagio provato alla manifestazione di Amendolara, “perché – ha spiegato – sentivo sulle mie spalle anche un pezzo di responsabilità per quello che è accaduto come rappresentante di una istituzione”. Alecci si è detto rammaricato per l’assenza alla manifestazione dei consiglieri della maggioranza. Per il gruppo Tridico Presidente, Vincenzo Bruno, chiedendo la convocazione urgente della Commissione anti ‘ndrangheta, ha condiviso la sensazione di disagio di Alecci, “perché parlare 365 giorni l’anno e per decenni e discutere oggi, determina, evidentemente, in ciascuno di noi, una precisa responsabilità”.
“Il primo compito delle Istituzioni – è stato l’intervento di Elisabetta Santoianni (FI) che ha ricordato di aver immediatamente convocato la VI Commissione Agricoltura, di cui è presidente – non è alimentare divisioni o polemiche, ma assumersi fino in fondo la responsabilità di ascoltare, comprendere, agire”. Per Filomena Greco (Casa Riformista – Italia Viva), nell’affermare che la politica deve dare risposte dentro le istituzioni, ha affermato che è necessario capire, “visto che gli strumenti di contrasto al caporalato esistono, se sono stati e quanto utilizzati”.
Dai banchi dalla maggioranza, Giuseppe Mattiani (Lega), ha esortato tutti a lavorare insieme, “senza casacche di partito, per raggiungere gli obiettivi insieme e non dimenticando – ha aggiunto – che l’azione di lotta e di contrasto al fenomeno del caporalato e del lavoro nero, spetta agli organi di controllo”.
Sono stati l’assessore all’inclusione sociale, alla sussidiarietà e welfare, pari opportunità, benessere animale, Pasqualina Straface e l’assessore all’agricoltura Gianluca Gallo a replicare, per primi, al dibattito in Consiglio regionale sul caporalato e la tragedia di Amendolara.    Straface ha ripercorso l’azione e la risposta immediata del governo regionale alla vicenda di Amendolara. Una tragedia, ha detto, “disumana, che ha scosso le coscienze di tutti. Che ci richiama – ha aggiunto – ad un senso di responsabilità di verità e di azione concreta. Dietro questa tragedia non ci sono numeri, ci sono persone che hanno lasciato la loro terra i propri affetti le loro famiglie per trovare un futuro migliore e che si ritrovano in una situazione di precarietà e di sfruttamento. È stato detto che il caporalato non nasce ad Amendolara o la sola Calabria. Riguarda più regioni e si inserisce in contesti che non sono solo legati all’agricoltura. Sono legati all’edilizia, alla logistica, ai servizi. Ecco perché siamo di fronte ad una responsabilità collettiva – ha sottolineato -. Ed è proprio in questa direzione che come regione Calabria su impulso del presidente Roberto Occhiuto abbiamo voluto riattivare subito il tavolo anti caporalato. E l’abbiamo fatto il 30 di aprile con la presenza dei prefetti, della direzione regionale dell’ispettorato del lavoro, dell’Anci, delle organizzazioni sindacali, delle associazioni di categoria, degli enti locali del terzo settore. Ed è proprio in quell’occasione che è venuta fuori l’idea di istituire una cabina di regia permanente che potesse monitorare il fenomeno con lo scambio di informazioni”.    “Oltre al tavolo anti caporalato – ha aggiunto – abbiamo riattivato progetti importanti e mi riferisco al progetto ‘Supreme due’. Un progetto che nasce per la prevenzione, per il contrasto al lavoro sommerso e per il contrasto al caporalato”.    L’assessore all’Agricoltura Gianluca Gallo ha invitato tutti ad avere un atteggiamento responsabile e ad essere corresponsabili “rispetto alle azioni da mettere in atto su una questione di strettissima attualità che ha portato ancora una volta la nostra regione agli onori della cronaca”.  Citando l’episodio di Fondi in provincia di Latina “quando un operaio migrante – ha ricordato Gallo – ha avuto il braccio tranciato durante il lavoro e non è stato soccorso dal proprio datore di lavoro, nostro connazionale ed è stato lasciato davanti ad un pronto soccorso poi è deceduto non è stata criminalizzata quella regione. Non è stata criminalizzata l’agricoltura di quella regione. Allora il tentativo di criminalizzazione della nostra agricoltura, del nostro settore agricolo, del sistema delle imprese è un una sensazione alla quale devo dire nella quasi totalità questo consiglio regionale non ceduto. E non c’è stata, strumentalizzazione. Credo che il richiamo alla responsabilità debba essere un richiamo comune non debba riguardare gli altri ma debba riguardare ognuno di noi”.
È stata una presa d’atto della tragica situazione che riguarda il lavoro non tutelato in Calabria, quello svoltosi a palazzo Campanella. Rosellina Madeo (Pd) ha parlato di “strage del caporalato annunciata. L’agricoltura non è solo caporalato – ha affermato – ma purtroppo è anche questo. E se esistono storie come queste, sono storie annunciate e su queste ci dobbiamo misurare. La responsabilità non coinvolge tutti”.    Marco Polimeni (FI) ha esortato il Consiglio regionale, “a tradurre l’indignazione in azioni concrete”, mentre Elisa Scutellà (M5S) ha definito un grave errore “limitare il dibattito ad un mero momento di cordoglio, che seppure legittimo – ha affermato – ci impone di andare avanti”. Riccardo Rosa (Noi Moderati) ha avvertito sul fatto, che “non ci sono risultanze di indagine atte a corroborare qualsivoglia riferimento o impiego di queste persone nel mondo e nel panorama delle aziende agricole calabresi”. Affermazioni alle quali Elisabetta Barbuto (M5S) ha controbattuto “che nessuno ha avanzato ipotesi investigative che possano condurre alla responsabilità di aziende calabresi. Ma un dato di fatto obbiettivo c’è – ha aggiunto – il fatto si è verificato ad Amendolara, in Calabria. C’è il fatto che una proposta di legge sull’argomento è stata oggetto di ostruzionismo”.    Anche Giuseppe Ranuccio (Pd) ha escluso la volontà di attribuire responsabilità al presidente della Giunta Roberto Occhiuto o al governo nazionale, “ma il fenomeno del caporalato c’è – ha detto – e nessuno di noi può dirsi esente da responsabilità”. Per Sergio Ferrari (FI) “quello del caporalato non è certo un tema settoriale. È una questione che riguarda, insieme, la legalità, la qualità del nostro sistema produttivo”. Giuseppe Falcomatà (Pd) ha accusato la maggioranza di avere le mani sporche di sangue. “Non si può fare finta di scoprire quello che accade in Calabria solo dopo che si verifica l’ennesima atrocità – ha affermato – E pur essendo rispettosi della tragedia che ha colpito la Calabria, non significa tacere sulle responsabilità che ci sono dietro. È un mai più che ci ripetiamo da circa 40 anni – ha ricordato – dalla prima morte di Jerry Maslo”. Domenico Giannetta (FI), ha detto che “non si può morire così, non si può perdere la vita in modo così atroce. Di fronte a una tragedia di questa portata non esiste appartenenza politica. Esiste soltanto il dovere delle istituzioni di stringersi attorno alle famiglie delle vittime ed affermare con forza che la dignità della persona e del lavoro vengono prima di ogni cosa”.    Ha concluso gli interventi Daniela Iiriti (FdI) che ha censurato le affermazioni di Falcomatà “perché non è enfatizzando un fatto di una gravità estrema che ci scuotono le coscienze. Le nostre coscienze sono già state scosse da una tragedia che è immane. Il fenomeno del caporalato non è un fenomeno presente solo in Calabria, è un fenomeno che ha radici lontane. Quindi ritengo gravissimo quello che ha detto Falcomatà quando dice voi avete le mani sporche di sangue. Le mani sporche di sangue forse le abbiamo allora, tutti”.