“Dov’è tuo fratello?”, iniziativa di preghiera e riflessione per la Pace promossa dall’APS Diversamente Fratelli Tutti a Catanzaro

“Dov’è tuo fratello?”,  iniziativa di preghiera e riflessione per la Pace promossa dall’APS Diversamente Fratelli Tutti a Catanzaro

 

CATANZARO /Si è svolta ieri sera, nella cornice di Piazzetta del Cavatore a Catanzaro la veglia di preghiera e riflessione promossa dall’APS Diversamente Fratelli Tutti, dal titolo evangelico: “Dov’è tuo fratello?” (Genesi 4,9).

Una domanda antica, la prima rivolta da Dio all’uomo dopo il peccato: “Dov’è tuo fratello?”. Una domanda che attraversa la storia e che ieri sera è risuonata non come accusa, ma come chiamata alla responsabilità.

Alla domanda di Dio a Caino – e quindi a ciascuno di noi – la comunità riunita ha voluto rispondere con un “Sì”. Sì, c’è chi si sente custode del proprio fratello. Sì, c’è chi non vuole rassegnarsi a un mondo in cui la guerra appare come unica soluzione. Sì, c’è chi, con la preghiera e l’invocazione al Signore, osa alzare la voce del cuore contro chi governa con la prepotenza del denaro e delle armi.

La serata ha alternato letture bibliche, riflessioni, momenti musicali e proiezioni, in un clima di raccoglimento ma anche di consapevolezza civile. È emerso con forza un messaggio chiaro: la pace non si costruisce sulla morte – né degli innocenti né dei colpevoli – ma sul confronto, sul dialogo, sulla ricerca ostinata di soluzioni alternative alla guerra, persino a quella preventiva.

Dio, nel racconto della Genesi, non solo chiede conto a Caino, ma gli assicura che nessuno gli farà del male nonostante il delitto compiuto. È un passaggio che va oltre la logica della vendetta. È il segno di una misericordia che il Padre Nostro ci insegna a invocare ogni giorno: una misericordia che si oppone alla ritorsione e alla punizione come unica risposta al male.

Durante la veglia si è riflettuto anche sul ruolo delle istituzioni internazionali. Recuperare il senso e la funzione dell’ONU, del diritto internazionale e degli organismi nati dopo la tragedia della Seconda Guerra Mondiale non significa legittimare dittature o fanatismi ideologici e religiosi. Significa, al contrario, riaffermare che a decidere le sorti del mondo non può essere il più forte, né chi agisce per interessi personali o nazionali ristretti.

Il multilateralismo e il confronto tra popoli sono una conquista storica che non può essere smantellata. Dopo Auschwitz e Hiroshima, l’umanità ha scelto di scrivere regole comuni per evitare il ritorno della barbarie. Applicare il diritto internazionale e le norme che regolano i rapporti tra le nazioni significa custodire quella memoria e impedire che la forza sostituisca la giustizia.

In questo contesto, una Chiesa che si dice testimone dell’amore di Cristo per tutta l’umanità non può restare silente. Deve unire la preghiera – fondamento della salvezza – all’azione. Una contemplAzione che rende Cristo, attraverso i suoi discepoli, storia viva dentro il presente.

Alla preghiera per la pace si è unita quella per l’accoglienza dei fratelli immigrati. Perché i fenomeni sono legati. Chi fugge da guerre, povertà e miseria non può essere ignorato. Deve essere accolto, soccorso, sfamato, sostenuto, come ricorda il Vangelo: “Ero straniero e mi avete accolto”. Nel fratello e nella sorella bisognosi di cura e attenzione c’è Cristo stesso.

La veglia si è conclusa nel silenzio e con una domanda lasciata sospesa nell’aria, come responsabilità personale e collettiva:

“Dov’è tuo fratello?”

La risposta non può essere l’indifferenza. La risposta, ieri sera, è stata un impegno: custodire la vita, scegliere la pace, non smettere di credere che un mondo diverso sia possibile.