L’Arte che unisce, l’UNITRE ha inaugurato a Catanzaro il mosaico collettivo realizzato dai soci, nell’ambito del corso “Lib Lab- Mosaico e Collettività” tenuto dall’architetto Paola Strada

L’Arte che unisce, l’UNITRE ha inaugurato a Catanzaro il mosaico collettivo realizzato dai soci, nell’ambito del corso “Lib Lab- Mosaico e Collettività” tenuto dall’architetto Paola Strada

 

CATANZARO – C’è un filo invisibile, eppure solidissimo, che lega la sapienza millenaria dell’arte del
mosaico alla vibrante energia di una comunità che si ritrova insieme per dar corpo a un progetto
artistico. Questo filo ha preso forma e colore a Catanzaro, dove l’UNITRE -Università della Terza Età e
delle Tre Età, lunedì 13 luglio, ha inaugurato un grande pannello in mosaico, un’opera corale in tecnica
Trencadís, installata nel Centro Polivalente “Maurizio Rossi” di Via Fontana Vecchia, alla presenza del
sindaco Nicola Fiorita e di altri rappresentanti dell’Amministrazione Comunale e dei responsabili del servizio Prevenzione e spazio Famiglia del
Centro Calabrese di Solidarietà (C.C.S.), Claudio Falbo e Rosa Ficara.
L’opera, frutto dell’estro e della sensibilità estetica e concettuale di Paola Strada, architetto,
rappresenta la perfetta sintesi visiva di un percorso che ha saputo fondere l’esplorazione teorica con la
manualità artigianale e, una volta assemblata, ha generato un sincero stupore tra gli stessi artefici, un
vero “effetto wow”.
Dalla teoria alla materia: un viaggio nella storia del mosaico
Il corso ha esordito con una parte teorica che ha offerto ai partecipanti un affascinante excursus storico
attraverso un arco temporale di circa 2000 anni, da Vitruvio che intorno al 19 a.C. teorizza
un’architettura rigorosa con canoni ben codificati, fino alla cosiddetta “Architettura organica” dei primi
anni del ‘900, l’Art Nouveau, che rompe col passato e si caratterizza per le forme sinuose e curve
suggerite dal mondo vegetale: un viaggio che ha intersecato l’arte del mosaico, dalla solennità
geometrica e spirituale di quello bizantino, fino all’esuberanza rivoluzionaria e organica dei mosaici di
Antoni Gaudí, la cui celebre tecnica catalana TRENCADÍS, trasforma banali frammenti ceramici in
opere geniali, luminose, strabilianti, tutt’oggi perfettamente conservate. E infine dalla Catalogna alla
Calabria, alle opere del visionario Nick Spatari coi suoi sorprendenti mosaici del MuSaBa.
“Nel laboratorio pratico – ha dichiarato Paola Strada – il mio intento non è stato solo insegnare la
tecnica Trencadís ma anche favorire la nascita di relazioni umane significative che sono per me fonte di
nutrimento edi arricchimento: piuttosto che far realizzare ad ogni corsista una piccola opera individuale
da custodire a casa propria, come ricordo dell’esperienza vissuta, ho invece preferito che ciascuno
contribuisse a creare un pezzo di un’opera unica, collettiva, che l’esito finale fosse frutto di un lavoro
collaborativo di cui tutti si sentissero responsabili e tasselli fondamentali, mirato a unire le persone, a
farle conoscere e a formare un gruppo coeso. Quest’idea è quindi approdata nella progettazione di un
pannello di quasi 3mx2m con un disegno ispirato alle finalità della UNITRE”.
Di fatto, esso, ne è un vero e proprio manifesto identitario.
L’opera: una biblioteca di pietra che incarna lo spirito di UNITRE
Il pannello si presenta allo sguardo come un’esplosione policroma densa di simbolismi. Sullo sfondo di
colline sinuose e cieli azzurri solcati da un aquilone, svetta una monumentale biblioteca ideale. I titoli,
impressi sui dorsi dei libri, celebrano l’universalità del sapere umano. Opere letterarie e filosofiche,
trattati scientifici, manuali di architettura, libri per ragazzi, si tengono insieme, non rigidamente
categorizzati, bensì come in una biblioteca domestica, che riflette i bisogni e i gusti di tutti i membri di
una famiglia.
A coronamento dell’intero pannello, campeggia la massima latina “Omnibus horis aliquid addiscere”
(“Imparare qualcosa in ogni momento”) che è anche il titolo dell’opera. Una citazione che richiama la
profonda riflessione di Cicerone sull’arte di invecchiare attivamente, intendendo l’esistenza non come
una parabola in declino, ma come un cammino continuo di arricchimento ed evoluzione spirituale e
intellettuale. Un concetto che, nel pannello, sembra trovare il suo contrappunto sia nell’aquilone,
simbolo di leggerezza, aspirazione verso l’alto e verso la libertà interiore che solo la conoscenza sa
donare, sia nell’avanzare sereno di tre figure umane stilizzate, che ne reggono la fune ma, al tempo
stesso, ne sono condotti, assecondandone il volo.
La cerimonia inaugurale
Il presidente di UNITRE – CZ,  Gregorio Canino, ha sottolineato che alla realizzazione della
magnifica opera i corsisti hanno contribuito non solo con le mani ma con tutto il loro cuore, grazie alla
straordinaria capacità dell’architetto Paola Strada di tradurre in armonia l’impegno di tutti soci. Ogni
dettaglio nel pannello rende omaggio a una cultura democratica, inclusiva, senza barriere tra saperi o
generazioni, che eleva l’essere umano: l’aquilone è la metafora tangibile che con la cultura non si
invecchia ma si prende il volo. La tecnica stessa dell’opera rispecchia la vita associativa: tante tessere
spigolose e diverse, circa 10 mila, che grazie al lavoro collettivo di 30 persone tra cui una socia di
AveAma, si incastrano ed uniscono in un’opera unica e monumentale, donata alla comunità cittadina.
Ha poi sentitamente ringraziato l’architetto Paola Strada e tutti i soci che hanno collaborato alla
realizzazione del pannello; le Autorità comunali e del C.C.S. cortesemente intervenute all’evento
inaugurale; i partner istituzionali e privati nonché i professionisti che hanno offerto spazi, servizi,
consulenze ad UNITRE nel suo anno accademico d’esordio: il Comune di Catanzaro, la Provincia e il
polo Museale del Parco della Biodiversità, il Centro Servizi Volontariato di Cz, il Circolo Acli “Città del
Vento”, il Centro Calabrese di Solidarietà, le aziende Metroquadro e Cardamone Ceramiche, la ditta 3D
di Andrea Doria e figli, l’ingegnere Gianfranco Corace. Ha poi rivolto un saluto particolare a
Isolina Mantelli, presidente del C.C.S., e ricordato la compianta e memorabile figura di “Maurizio
Rossi” a cui il Centro Polivalente è intestato.
Nel suo intervento, il sindaco di Catanzaro ha evidenziato le qualità professionali e umane
dell’architetto Paola Strada. “Il suo è un lavoro capace di lasciare il segno – ha commentato. Paola fa,
prende iniziative, crede nel valore della comunità, chi lavora con lei lavora senza chiedere niente, ma
poi lascia dei segni indelebili”. Ha posto l’accento sul lavoro svolto dall’attuale amministrazione
comunale nella riqualificazione e restituzione alla città di tante strutture pubbliche, nello sforzo
costante di innescare un processo di trasformazione più profondo nel modo di essere e vivere la città.
L’assessore Monteverdi ha ribadito che l’architetto Strada non è solo una grande professionista ma è
anche una “creatrice di bellezza” e porta questa cifra stilistica in tutti i suoi lavori. Da docente di diritto
romano, si è soffermata sul titolo dell’opera,tratto dal “De Senectute”di Cicerone; ha poi auspicato che
i vari progetti avviati dall’Amministrazione comunale e ormai in fase di completamento possano
finalmente dare esiti visibili, ridando slancio e vigore alla nostra città.
Le relazioni che nutrono e che sono alla base della felicità umana sono anche state al centro del
contributo di Rosetta Rosati, presidente della sezione UNITRE di Siziano (PV) nonché socia fondatrice
della sede di Catanzaro, che ha citato, a conferma di questo nesso, un famoso studio dell’Università di
Harvard, durato ben 75 anni.
“Con la realizzazione del mosaico collettivo, sotto la guida esperta di Paola Strada, riconosciuta ormai
architetta della bellezza, il nostro gruppo ha condiviso la cultura del bello e ha compreso che coltivare
la bellezza si può, a tutte le età, anche con poche risorse. Ciascuno ha messo a disposizione la parte
migliore di sé, con risultati inaspettati in termini di benessere, di relazioni significative e, a opera finita,
di tanta soddisfazione condivisa”, è stato il messaggio di Raffaela Vaccaro, direttrice dei corsi all’ Unitre
cittadina.
In definitiva, resta il respiro di un’esperienza che va oltre la materia e svela la vera forza dell’arte
condivisa: non semplice esercizio estetico, ma collante sociale e manifesto di cittadinanza attiva. Quei
frammenti di ceramica — prima spezzati e poi ricomposti dalle mani appassionate dei soci — hanno
dato vita a qualcosa di infinitamente più grande della somma delle singole parti. Hanno plasmato una
comunità operosa, solidale, vibrante di entusiasmo, mossa dal richiamo primordiale e appagante di
generare bellezza. Lassù, in cima al mosaico, la massima ciceroniana sigilla l’opera con la sua firma
filosofica: un monito ma anche una promessa che da domani, potrà abitare gli sguardi e ispirare i passi
di chiunque attraverserà l’ampio salone del Polivalente.