Agroalimentare, ok dai sindacati calabresi ai nuovi contratti

L’attivo unitario regionale di Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil Calabria, riunito ieri mattina nella sede di UnionCamere Calabria a Lamezia Terme, ha approvato l’ipotesi di piattaforma per i rinnovi dei Contratti Collettivi Nazionali per i dipendenti dell’industria alimentare e cooperative di trasformazione alimentare, valido per il periodo 2023-2027, presentata dalle rispettive Federazioni nazionali lo scorso 13 aprile a Roma. “L’incontro di oggi -spiega un comunicato- è stato preceduto da varie assemblee svolte in questi mesi nelle aziende del comparto sul territorio calabrese. I lavori, presieduti dal segretario generale Fai Cisl Calabria Michele Sapia, hanno visto la relazione del Segretario Regionale Flai Cgil Calabria Battista Platì e le conclusioni del Segretario Nazionale Uila Uil Gabriele De Gasperis .Numerosi gli interventi da parte dei delegati delle rispettive sigle sindacali, che hanno espresso apprezzamento – si fa rilevare – rispetto ai contenuti delle piattaforme di rinnovo dei contratti nazionali, e che prevedono misure migliorative in termini di welfare e salario, ricambio generazionale e formazione, rafforzamento delle relazioni sindacali e industriali, ma anche rispetto alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, valorizzazione della formazione professionale e incremento dei livelli di salute e sicurezza all’interno dei luoghi di lavoro, parità di genere e contrasto alla violenza. Gli interventi hanno inoltre sottolineato l’importanza di questo comparto per l’economia e l’occupazione calabrese, in cui -è stato evidenziato- sarà necessario innalzare il livello della competitività e cooperazione dell’industria alimentare calabrese, in cui ci sono significativi margini di crescita in termini di export e nuova occupazione anche in considerazione dell’eccellenza delle produzioni alimentari del Made in Calabria. È necessario -conclude la nota- non dimenticare l’importante lavoro svolto dagli addetti dell’intero sistema agroalimentare che, per come dimostrato anche durante il periodo pandemico, contribuisce a garantire, per alcuni aspetti, una certa tranquillità sociale».