Monsignor Savino: “Il calcio, con le sue fragilità, può diventare terreno fertile per corruzione e infiltrazioni criminali”
Il calcio, le sue fragilità, la ricattabilità, il terreno fertile per corruzione e infiltrazioni criminali. A lanciare un deciso e documentato allarme è Mons. Francesco Savino, Arcivescovo di Cassano allo Jonio e Vice Presidente della Cei. Un autorevole osservatore pastorale che prende spunto dalla fase di emergenza e disagio giovanile per intervenire sulla realtà calcistica. Monsignor Savino è pacato ma deciso sul ruolo del calcio calabrese: “Lo Sport, soprattutto in Calabria, deve essere una palestra di legalità e rapporti di fiducia con città e tifosi. A Cosenza, in particolare, si vive una fase complessa. Contestazione, rapporti tesi, bassa densità emotiva. Ritengo sia importante riprendere il dialogo, confrontarsi con trasparenza e progetti che non umilino la Società e la Città. Da soli non si intraprendono percorsi, vale tanto per i calciatori quanto per chi gestisce e amministra. È importante la trasparenza e l’assenza di ogni veleno“.
Ha individuato le cause dello spazio sempre più ridotto per i giovani e i vivai?
“A proposito dei vivai, mi piacerebbe che fossero più spazio di riscatto che di ricatto ma vedo operazioni opache che portano a corruzione e addirittura a manipolazioni di risultati .Parlare di mafia sarebbe poco prudente ma è realistico vigilare su un sistema di pressione e ricatto.”
Esistono ancora campetti di calcio come luoghi d’inclusione di chi è vittima di droga e spaccio?
“Si, esistono e restano una delle forme più sincere di inclusione quando la strada diventa la scorciatoia per piazze di spaccio o di droga. Parrocchie e campi comunali sono il luogo di cura. La Chiesa da sola non può però risolvere il disagio giovanile, soprattutto se mancano i fondi.”
Ci sono forme di infiltrazioni criminali nel calcio?
“Le reti illegali cercano varchi, controllo e riciclaggio. Il primo grande varco è quello delle scommesse come strumento di penetrazione. Dove i flussi di denaro sono difficili da seguire e dove si possono creare legami societari, lì i clan provano ad entrare. L’azienda del pallone non è libera. Il calcio da’ visibilità, legittimazione sociale per accrescere prestigio e capacità di pressione.”
Crede sia possibile che delinquenti di curva, come emerso dall’inchiesta di Milano, non abbiano mai stretto una mano a calciatori e dirigenti?
“Quando entrano in gioco interessi come biglietti, sicurezza, accessi, gestione dell’ordine attorno allo stadio, possono crearsi zone grigie. Anche in questo caso servono regole e maggiore sorveglianza”.
Nuccio De Simone

